Aterballetto

Fondazione Nazionale della Danza

Progetti speciali

Le parole del silenzio


Vi siete mai chiesti se quando ascoltate qualcuno riuscite a comprendere veramente quello che pensa e che sente? A leggere non solo le sue parole ma anche e soprattutto i suoi silenzi? Comprensione significa ascolto non solo delle parole ma anche del silenzio per capirne il significato, perché la dialettica del silenzio non è meno efficace della dialettica del linguaggio. È altrettanto vero che comprendere significa saper ascoltare e un ascolto efficace presuppone non solo sforzo e attenzione ma soprattutto silenzio.
Sapete che non più del 5% di ciò che viene comunicato viene compreso correttamente, il resto si basa sul contesto e su ipotesi? Moltissime persone sono cattive ascoltatrici perché moltissime persone hanno dimenticato il valore etico e sociale del silenzio. Sì, il silenzio è il grande assente in una società assordante che sembra allontanare l'uomo dall'essenza della vita.
Questo è il messaggio che, attraverso l’efficacia espressiva del linguaggio del corpo, intendiamo trasmettere ai giovani e non solo perché comprendano che il silenzio è lo strumento chiave per un ascolto empatico che permette di condividere la percezione emotiva dell'altro, di comprendere il suo mondo interiore senza farlo proprio. E così la comunicazione interpersonale e di gruppo diventa relazione con se stesso e con l’altro perché il silenzio parla, comunica, permette di ascoltare e di ascoltarsi, di riconoscere i pensieri, le emozioni proprie ed altrui. Il momento centrale di ogni relazione si basa proprio sull’ascolto e il rispetto delle attese: sono le attese inespresse delle emozioni, più importanti di quelle della ragione, che il linguaggio del corpo e del silenzio riesce a trasmettere con più efficacia del linguaggio delle parole. In un mondo così radicalmente digitalizzato nel quale i giovani vivono nel fascino della “rete”, privilegiando la condivisione nella quale si consuma la loro vita relazionale ed affettiva, fretta e impazienza ostacolano lo sviluppo di una identità individuale che necessita di riflessione e rielaborazione introspettive.
Dobbiamo evitare che il “chiasso” esteriore che sommerge la nostra società diventi nei giovani un “chiasso” interiore, un caos cioè di pensieri, desideri, sentimenti e inquietudini. Come afferma Galimberti, il rischio è quello di creare degli “analfabeti affettivi”. Ecco perché dobbiamo trasmettere l’importanza del silenzio come riflessione, meditazione che dà un senso alla vita, un silenzio interiore
nel quale si attua la conoscenza autentica. E così le parole e il silenzio si intrecciano per dare vita ad una comunicazione che sia davvero relazione con l’altro.
“La parola è un’ala del silenzio”, con queste parole il poeta Pablo Neruda esalta nella sua poetica il valore del silenzio come strumento di osservazione della vita.
Poeta della parola, della bellezza e del silenzio è Giuseppe Ungaretti. “Quando trovo / in questo mio silenzio / una parola / scavata è nella mia vita / come un abisso”...“E il silenzio è il ricordo di un passato radioso che rinasce sul buio del presente”. Così il poeta celebra il silenzio nella sue poesie Commiato e Silenzio.
E “Per le cose profonde a che serve il linguaggio?” si chiede Edgar Lee Masters, nel testo poetico “Il silenzio nella poesia”.
Chiediamocelo anche noi assieme ai nostri giovani.


Drammaturgia


“Ho conosciuto il silenzio delle stelle e del mare e il silenzio della città quando si placa.....e il silenzio con cui soltanto la musica trova linguaggio, il silenzio dei boschi... il silenzio di un grande odio, il silenzio di un grande amore, il silenzio di una profonda pace dell'anima, il silenzio della sconfitta.... Per le cose profonde a che serve il linguaggio?”, si chiede il poeta americano Edgar Lee Master in questo testo poetico “Il silenzio nella poesia”.
In una società che sembra aver voltato le spalle al silenzio, nella quale il frastuono assordante sembra distrarre l'uomo dall'essenza della vita, dove la morale è avere e non essere, è il silenzio che può dare valore ad ogni singola parola. Eppure il silenzio è il grande assente della nostra società. La parola ha preso il sopravvento togliendo spazio ad altri tipi di linguaggio di cui l'essere umano è capace. Il silenzio parla, comunica, permette di ascoltare e di ascoltarsi, di riconoscere i pensieri, le sensazioni, le emozioni proprie ed altrui. Il silenzio è lo strumento chiave per un ascolto empatico, per la capacità cioè di condividere la percezione emotiva dell'altro, di comprendere il suo mondo interiore senza farlo proprio. Ti sei mai chiesto se quando ascolti qualcuno riesci a comprendere veramente quello che pensa e che sente? Di leggere non solo le sue parole ma anche e soprattutto i suoi silenzi? Disagio, desiderio di non comunicare per il timore di scoprire le proprie fragilità, atteggiamento di chiusura e di difesa per uno scarso senso di fiducia nell'altro .
Comprensione significa ascolto non solo delle parole ma anche del silenzio, per capirne in profondità il significato, perché la dialettica del silenzio non è meno efficace della dialettica del linguaggio: silenzio come ricerca di uno spiraglio di un'apertura, di una finestra che dia luce.
Il silenzio non si contrappone alla parola ma cerca di scavare nella profondità dei sentimenti come il buio non si contrappone alla luce o il nero al bianco. Come la luce che diventa buio o il buio che diventa luce, il silenzio si fa parola e le parole si fanno silenzio in una stretta relazione che li vede come strumenti comunicativi non in una opposizione rigida e disgiuntiva ma correlati e fortemente connessi per una comunicazione aperta e consapevole che la nostra mappa del mondo non è il mondo.
Viviana Sassi

Il progetto si articola in un percorso di tre incontri di due ore ciascuno, compresa la performance finale – che ha per interpreti gli studenti stessi -, da svolgersi a scuola durante l’orario scolastico.

Arturo Cannistrà – Coreografo
Francesco Germini – Composizione musicale
Viviana Sassi – Drammaturgia