Il Piccolo Principe
Regia: Arturo Cannistrà
Musiche curate da: Alessandro Baldrati
Scenografie: Cristina Scardovi, Michele Giovanazzi
Narratore: Enrico Vagnini
Musiche: autori vari
Liberamente tratto dal romanzo di Antoine de Saint - Exupéry
Racconto metaforico autobiografico, il Piccolo Principe non è altro che l’alter ego del narratore, che si ritrova bambino ad affrontare un difficile percorso esistenziale dominato dalla solitudine e dalle difficoltà psicologiche inerenti alla morte prematura del padre ed in seguito a quella del fratello. Questo piccolo bambino, che, già saggio, appare improvvisamente nel deserto del Sahara davanti al narratore in panne con il proprio aereo, proviene da una stella lontana in cui ha già conosciuto il male, come i semi dei baobab che, crescendo, stritolerebbero il suo pianeta, o il bene, come i 43 tramonti che può vedere ogni giorno, o la rosa, la splendida rosa, che ha “addomesticato”, di cui si sente responsabile e quindi unica per lui; essa infatti è diversa, per il suo cuore, da tutte quelle che ha incontrato sugli altri pianeti durante un percorso di conoscenza, in cui ha appreso l’inutilità e la vacuità di tante esistenze umane, come quella del re, dell’uomo d’affari, del vanitoso, del geografo, del lampionaio o dell’ubriacone: non ha importanza il possesso delle cose materiali, limitato nel tempo, come il potere e la ricchezza, a cui l’uomo tende quotidianamente, perché così facendo rimane sempre nella propria ignoranza.
La conoscenza avviene facendo parlare i cuori, avendo tempo per creare legami, come gli chiede la saggia volpe; è per questo che il Piccolo Principe, dopo la sua esperienza terrena, ritornerà dalla sua rosa, che lo aspetta e, facendosi mordere dall’amico serpente, ci ricorda sempre che non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.