Aterballetto

Fondazione Nazionale della Danza

Reviews

(…) In Cantata donne in abiti ancora lunghi, ma quasi rubati a un film neorealista, appaiono aggressivamente maschili – oltre che calde, audaci secondo un cliché meridionalista che Bigonzetti potenzia con personale fantasia, mentre gli uomini non rifiutano di svelare lati teneri e femminei, salvo poi riprendere il timone della coppia, per esempio nello splendido passo a due centrale, che ipotizza desideri di fuga e ritorni al giogo amoroso…
Marinella Guatterini – IL SOLE 24 ORE, 27 gennaio 2001

 

(…) Infine, corrivo forse, ma geniale, il colpo grosso: “Cantata”, di Mauro Bigonzetti, direttore della Compagnia. Su canzoni “parte nopee”, avrebbe detto Totò, “parte napoletane” e del Sud (…), Bigonzetti si è inventato inedite e meravigliose tarantelle, tamburiate, e similfunk, senza nulla perdere della sua identità linguistica, tra il “classico” e il “contemporaneo”. Travolgente.
Vittoria Ottolenghi – L’ESPRESSO, 14 febbraio 2002

 

(…) Bigonzetti non escogita facili danze popolari di maniera, ma un repertorio abbastanza circoscritto di gesti duri e angolosi. Mette in scena popolani maneschi, donne aggressive e sensuali. Uomini e donne non si incontrano ma si scontrano, si maltrattano; se sesso ha da essere, che sia consumato in modo famelico e violento; se è una tarantella, che sia una vera danza di tarantolati che si scuotono e si agitano a terra. E poi esplosioni di gioia, scariche di adrenalina pura. Di grande impatto, di forte effetto (…)
Sergio Trombetta – LA STAMPA, 2 febbraio 2002

 

(...) L’intero corpo di ballo (...) ricrea un mondo di vicoli vocianti, di nenie e tammuriate, di passioni estreme e drammi popolani dove i danzatori diventano guappi e le danzatrici comari scarmigliate. Lo spazio scenico è vuoto, ma brulicante di vita come un cortile tra i Bassi o un mercato del pesce. La luce cremisi crea atmosfere torride o notturni magici di fuochi, i costumi di Helena Medeiros – femmine zingaresche, maschi in bretelle, coppola e canottiera – sottolineano l’ambientazione mediterranea….
Francesca Chilloni – ULTIME NOTIZIE, 21 febbraio 2002

 

(…) In “Cantata” viene enfatizzata un’idea di femminilità volitiva energica e felina; il coreografo romano pone la “sua” donna in un’atmosfera solare e folkloristica di altri tempi (molti i riferimenti cinematografici neorealistici che ci riportano alle varie Sofia Loren, Silvana Mangano ed altre)…
Sandra Campanini – GAZZETTTA DI REGGIO, 21 febbraio 2002

 

(…) Quando Bigonzetti si trova di fronte un materiale sonoro di immediato impatto come questo – erano canti popolari della Campania - esibisce un istinto creativo forte, atto a contenerlo e a sostenerlo. Anche qui come di fronte al più astruso compositore d’avanguardia, la danza riesce a raccontare la musica. Ma in questo caso la forza quasi carnale di entrambe prorompe letteralmente tra il pubblico. Ma Bigonzetti lo fa come sempre, senza retorica. Soltanto con eleganza.
Giulia Bassi – IL RESTO DEL CARLINO, 21 febbraio 2002

 

(…) “Cantata” (…) creazione potente ed esplosiva, popolare e mediterranea che magnificamente riunisce la musica alla danza con forza carnale. C’è un sud reinventato, scottato da quel sole strappato(…), con l’intero corpo di ballo, attestato sempre a livelli notevoli di competenza, a fare massa popolare e tradurre con corporeità gitana ma per niente stereotipata, serenate e ninne nanne, atmosfere da “Quartiere spagnolo” o “Mercato del pesce”, vissuti più che da donne da “femmine” prorompenti e istintive; eccellente gran finale dunque con un lodevole contributo dal vivo del gruppo musicale AS.SUR.D. Entusiastica la risposta del pubblico.
Claudia Paparella, GAZZETTA DI MODENA – 24 marzo 2002

 

What a great satisfaction it was to see that Mauro Bigonzetti’s ballet “Cantata”, which is brand new in Italy (it was made in Portugal last summer for the Ballet Gulbenkian) literally overwhelmed the whole theatre, in an impasioned success.“Cantata” has the benefit of the live musical contribution of four women (singers and instrumentalists from the AS.SUR.D group), cleverly blended by Bigonzetti with the formidable 20 international Aterballetto dancers. Today (…) the company far outclasses any other Italian dance company. The ballet opens and closes with a subdued chorus sung unaccompanied by the dancers themselves, immobile at the back of the stage, like a living organ. Then they swarm all over the place, they play, as chaste and shameless as children; they clasp one another like whimsically animal-like lovers; they fight with one another like adolescents from competing gangs; they collapse on to the ground like leavers in the wind. A sort of “tamurriata” (perhaps from around Salerno in southern Italy) closes the show, wuth an explosion of steps and holds that are extremely complicated and super-professional, (…).
Vittoria Ottolenghi, BALLET 2000 – marzo 2002

 

(…) Cantata di Mauro Bigonzetti conferma l’estroverso, vulcanico talento compositivo del nostro miglior coreografo, sempre più corteggiato all’estero (…) e sicuramente ideale nel creare lavori collettivi, come è questo di danza “pura” anche se carica di emozionalità. Calato in un’atmosfera dai colori rossi della terra e del sole, con citazioni da quadri della pittura sociale italiana – vedi Pelizza da Volpedo – (…) questo lavoro corale dilaga negli spazi del palcoscenico con una libertà fino ad oggi non vista in Bigonzetti: si tinge della gestualità realistica tipica dei popoli mediterranei, dà una teatralità più forte e più “caratterizzante” alla sua danza sempre più scattante, fisica, nervosissima, che non teme talvolta di diventare disarmonica e amusicale per comunicare con più forza e energia la poderosa e incontrovertibile presenza dei corpi. (…)
Silvia Poletti, PRIMA FILA - febbraio 2002

 

Il congedo finale è toccato a Cantata, (…) una danza vitalistica in cui le donne nei fruscianti abiti di Helena Medeiros, che sembrano presi in prestito da un film neorealistico, volteggiano al ritmo incalzante delle canzoni partenopee e si misurano con altrettanti uomini che assecondano e/o respingono le loro profferte amorose. Il ballo (…) travolge tutta la compagnia e gli spettatori vengono colti da improvvisi brividi nel seguire le evoluzioni di coppie ‘tarantolate’ e gruppi quasi folkloristici. (…) l’operazione coreutico-musicale di Bigonzetti (…) è riuscita ad esaltare l’indissolubile rapporto uomo-donna e il senso della militia amoris in cui l’amante, paragonato a un soldato, va alla conquista della sua preda preferita, fonte di vita e d’amore.
Gabriella Gori, www.drammaturgia.it - febbraio 2002

 

Ed è proprio su questa infuocata coreografia, (…) che merita soffermarsi. Innanzi tutto perché in questo brano corale, (…) fa dilagare nella danza fisica e potente caratteristica di Bigonzetti una teatralità nuova, “verace”, verrebbe da dire neoespressionista e certo carica dei benefici influssi dell’esperienza avuta dai ballerini emiliani con la coppia Abbondanza-Bertoni, ma che nel caso è fusa in maniera mirabile e accattivante nel linguaggio stesso della danza, che perde volutamente ogni riferimento alla tradizione neoaccademica e si “sporca” di gestualità naturalistica, che sa trasfigurarsi in energia e movimento nuovo. Poi perché questo lavoro “terreno” e degli umori popolari, danzato da ragazze in vestine anni cinquanta e giovanotti usciti da film di Rossellini, e dilagante in tutto il palcoscenico, con un uso interessante e nuovo dello spazio per Bigonzetti, ci conferma l’idea che una delle sue vene teatrali migliori è proprio quella di una danza istintuale e vitalissima, “pop”, in un certo senso, anche se strutturata e complessa nella costruzione dei suoi legati e delle sue dinamiche…
Silvia Poletti, DANZA & DANZA – marzo 2002

 

(…) infuocato “Cantata”, un trascinante tributo alla napoletanità ispirato al gusto di De Simone e, insieme, una riflessione sul rapporto uomo-donna, scanditi da immagini, canti e suoni in cui si ritrovano nenie e tamurriate, Bennato e D’Angiò, teatralità neorealista ed umori mediterranei, passioni estreme, tensioni, drammi popolani.
Sul palco percorso dalle luci cremisi di Carlo Cerri sedici formidabili interpreti nei costumi di Helena Medeiros – abitini anni Cinquanta per femmine sanguigne, ferine e scarmigliate; bretelle, coppola e canottiera per maschi brutali, aggressivi ed oltraggiosi – giocano, si avvinghiano, lottano, crollano a terra in una danza vitalistica ed istintuale, strutturata e complessa nella costruzione dei suoi legati e delle sue dinamiche, che si trasfigura in energia pura. In un’esplosione di prese ardite, figure composte impetuosamente, azioni rapidissime, gesti duri ed angolosi di rara bellezza.
Franco Cornara – la Provincia PAVESE, 2 luglio 2002

 

(…) Travolgente e a tratti violenta è (…) Cantata, la coreografia realizzata da Mauro Bigonzetti. Qui protagoniste sono le donne del Sud, le madri e le amanti di quel Mediterraneo alle radici della civiltà occidentale. Sono Napoli e Lisbona (città ‘mediterranea’ per affinità culturale) i modelli di riferimento scelti da Bigonzetti per questa sua creazione. Le due città, con i loro umori, i suoni e i colori tipici dei posti davanti al mare sono abitate da donne forti, le donne che sanno vivere la vita fino in fondo, con passione e con amore.
Barbara Caffi – La Provincia di Cremona, 1 luglio 2002

 

Cantata si è imposto quale brano di danza estremamente fisica, viscerale. E nel contempo ha rivelato ironia destando il sorriso. Ha unito ad un erotismo a tratti violento, uno spiritoso e spiritato gioco di coppia capace di elettrizzare la platea.
Bigonzetti si è avvalso di musiche trascinanti, che suggerivano le calde atmosfere del nostro sud e delle terre bagnate dal Mediterraneo che i danzatori hanno ricreato sulla scena con grinta.
P.B. Il Gazzettino, 7 luglio 2005

 

(…) italianità, la mediterraneità, appassionata dell’ultimo brano-gran finale (…). Lo sconvolgimento tellurico delle canzoni napoletane per voci femminili potenti che offrono un tessuto di fondo esplosivo a Cantata, tra ninnenanne, serenate, tarantelle e tammuriate per donne-Carmen con gonne corte e lunghi capelli sciolti, e uomini dal tratto popolano: un mix di erotismo, commedia, naïveté ricercata, che travolge con ritmi irresistibili.
Elisa Vaccarino – Il Resto del Carlino, 26 aprile 2006