(…) preferisce aprire finestre sulle sensazioni piuttosto che raccontare una trama, lavora sulla velocità e la forza dei corpi, impone ai suoi artisti di varia nazionalità un’estrema disciplina fisica: certi slanci, certe prese a volo, sono anche atletismo puro.
(…) della tragedia, con abile gioco di alambicchi, sono distillate le entità astratte, amore e morte, e moltiplicate: alla fine avremo dieci coppie di Romei e Giuliette e nello spettacolo gli innamorati saranno intercambiabili, uniti tuttavia da lotte e guerre e violenze. Caschi da motociclisti in cui i danzatori infilano un piede, e che diventano bombe o palle da rugby, indicano simbolicamente impedimenti e oscillazioni: muoversi non è più sicuro.
(…) Il balletto, fra i suoi pregi, ha passi a due originali, violenti, moltiplicati (…)
L’allestimento di Fabrizio Plessi ha una straordinaria forza evocativa – con strutture mobili high- tech, eliche e colori espressivi, modernariato da design – e contribuisce alla qualità superiore del balletto, sostenuto dalla musica registrata di Prokofiev e da un’impeccabile interpretazione collettiva. (…)
Mario Pasi – Corriere della Sera, 12 Giugno 2006
(…) Sono i passi a due nelle scene della finestra e della camera da letto i momenti più avvincenti. Con una gestualità hard e acrobatica. Con le coppie che via via sembrano passarsi il testimone e si avvicendano in scena a danzare l’amore e la passione.(…)
Sergio Trombetta – La Stampa, 1 Giugno 2006
(…) Fuoco che mette in moto le tre coppie sulle note finali del Romeo e Giulietta di Prokofiev e che fa ripartire dal finale la “triste storia”, come la chiamava William Shakespeare, degli amanti di Verona. (…) Rilettura estremamente libera del capolavoro shakespeariano che smonta e rimonta, come nel gioco del Lego, partitura ed azione per concentrarsi sulla “coppia”, simbolo della forza rivoluzionaria dell’adolescenza e dell’amore ampliata per dieci, dieci Romeo, dieci Giulietta. Una danza iper-energetica ballata con ginocchiere e caschi da moto che proteggono il corpo ma nulle fanno sull’anima. (…) Molta bella danza (ottimi interpreti) (…)
Francesca Pedroni – Il Manifesto, 4 Giugno 2006
(…) Una corrispondenza di intenti e una sintonia estetica di unitaria concezione. La spettacolarizzazione dell’aggressività contemporanea, la teatralità delle loro installazioni – siano esse visive o coreografiche – un gusto quasi violento dell’effetto coloristico e chiaroscurale, la predilezione per sequenze scarne o immagini simboliche, trovano nella concezione drammaturgica del balletto la piena realizzazione delle rispettive poetiche. (…)
Uno, mille, centomila Romeo e Giulietta, si incontrano aggressivi e combattenti tra totemici monoliti della contemporaneità, si amano sensualmente in levigate sequenze coreografiche che riecheggiano a tratti le più classiche versioni del balletto, e si riuniscono infine, seppur accompagnati dalla sequenza musicale della loro morte, in un monumentale scenario di fulgida eternità.
Valentina Bonelli – Gazzetta di Parma, 22 maggio 2006
(…) i danzatori si trasformano in dieci coppie di Romei e Giuliette in un gioco di specchi e rimandi gestuali, per infinite variazioni d’intrecci amorosi, drammatici, delicati, passionali e sensuali, con inesauribile energia e slancio coreutico.
La triste storia degli adolescenti di Verona diventa un inno all’amore inteso come forza universale e incontenibile, che strappa via di dosso le corazze della razionalità e del buon senso. (…)
Francesca Chilloni – L’Informazione, 22 maggio 2006
In apertura, un magnifico assolo maschile interpretato da Walter Matteini introduce gli elementi tematici e coreografici che percorreranno l’intero spettacolo: la difficoltà e il rischio (danzare con un piede imprigionato in un casco da motociclista), la determinazione (sguardo diretto volutamente alla platea), la tensione interiore (energia concentrata che esplode in movimenti netti, corpi che si aggrovigliano, spasmi). Proprio la tensione, fisica e d emotiva, è la cifra dominante di “Romeo & Juliet” (…)
Il lungo passo a due ha momenti di dolcezza, ma prevale il senso di una passione urgente e tormentata. (…)
Sempre più ardite le combinazioni coreografiche di Bigonzetti – quasi il gusto di sperimentare figure e prese sempre più difficili – eseguite dai venti interpreti di Aterballetto con la consueta, eccezionale bravura. (…)
Maria Cecilia Bizzarri – Il Giornale di Reggio, 22 maggio 2006
(…) “Romeo & Juliet” coglie la purezza assoluta dell’opera che la rende messaggio universale. La chiave tecnologica dei due autori riesce incredibilmente a salvarne la classicità (…)
La morte conclude la tragedia di Shakespeare ma è posta da Bigonzetti all’inizio del lavoro che poi si dipana come una pellicola cinematografica vista a ritroso: dal dramma finale alla passione che tutto travolge come l’ebbrezza della velocità, all’amore, fino all’istante dell’innamoramento, cui è dedicato l’emozionante finale del balletto. (…)
Sono immagini forti quelle che si succedono sul palcoscenico, destano stupore le ambientazioni di Plessi, tra fuoco, acqua, vento. Stupiscono pure i costumi che ricordano le tute dei motociclisti realizzate con fibre sintetiche al carbonio. (…)
Poi il finale di grande effetto, quando l’amore universale sposta persino le montagne avvicinandole al punto di trasformare in un rigagnolo la scintillante cascata d’acqua di Plessi, ancora una volta su un fondale rosso fuoco.
Bruno Cancellieri – Il Resto del Carlino, 21 maggio 2006
(…) Presa di coscienza del vortice mortale della vita nell’angosciante accelerazione del tempo. (…) Non compaiono le famiglie dei Montecchi e dei Capuleti, né Mercurio e Tebaldo. Eliminati i personaggi chiave, rimangono solamente loro, Romeo e Giulietta, ma moltiplicati in più coppie. Due giovani incoscienti animati dalla sola vitalità dei sensi che, come gli adolescenti di oggi, accettano di rischiare nei confronti della vita. Ed è una passione forte, scardinante, furiosa, priva di protezione. Temi che, tradotti scenicamente dall’artista visivo Fabrizio Plessi, sono diventati elementi portanti dello spettacolo. Materiali tecnologici, video e design hi-tech (…). Si deve allora necessariamente parlare di due autori per questo nuovo Romeo and Juliet creato per l’Aterballetto dal direttore artistico e dancemaker Bigonzetti, e da Plessi che firma scene e costumi. Un sodalizio artistico vincente che segna una nuova tappa creativa e riporta in auge un felice binomio che, nel balletto classico del Novecento ha spesso generato opere memorabili, inscindibili nella loro rappresentazione.
Sulla celebre partitura di Prokofiev, la vicenda degli innamorati scorre a ritroso come in un flashback, per concludersi con il loro incontro iniziale. (…). Un prologo che dice subito l’impossibilità di fuggire dal destino designato. (…).La morte è così posta all’inizio come ribaltamento della struttura drammaturgia classica, per dare libertà al coreografo di affrontare le cause che l’hanno generata collegandole alle esigenze odierne. (…). Si lanciano al volo l’una sul corpo dell’altro, con l’urto dell’attrazione, con quello stile “fisico” e scultoreo, muscolare e rapido, che è una delle cifre di Bigonzetti. Fra prese energiche, corse velocissime, salti vertiginosi, fra passi a due di magnetica sensualità e sequenze di plastica fisicità e di vigorosa coralità (…)
Giuseppe Distefano – Il Sole 24 Ore.com, 12 dicembre 2006
Se c’è un titolo di Shakespeare letto, rivisitato e trasformato miriadi di volte anche nel mondo della danza, questo è Romeo e Giulietta. I due amanti di Verona (…) mai erano rinati per moltiplicarsi dall’inizio alla fine dello spettacolo in dieci coppie, addosso paracolpi high-tech e caschi da motociclista, adolescenti privi di paura che ribaltano da cima a fondo la storia, con l’inimmaginabile placet degli eredi di Prokofiev.
(…) l’idea del coreografo romano Mauro Bigonzetti, alla testa della compagnia di Reggio Emilia Aterballetto dal 1997, e del videoartista Fabrizio Plessi, autore di scene e costumi (realizzati questi ultimi dal marchio sportivo Dainese), è stata di ripercorrere al contrario “la triste storia” degli amanti di Verona smontando la drammaturgia shakespeariana e la musica di Sergej Prokofiev per ricostruirle in un nuovo, ardito piano. (…)
I personaggi, come di consueto li si intende, non esistono più, risucchiati dal tormento della “coppia” alle prese con cinque temi, la passione, lo scontro, il destino, l’amore, la morte. Un diluvio di sentimenti che si salva dal sentimentalismo grazie alle trovate scenografiche e a una danza molto energica. (…) Bigonzetti e Plessi hanno in testa un lavoro sull’adolescenza (…) una danza che esalta il corpo nella sua bellezza e potenzialità. Corpi seminudi nei momenti dell’amore (di grande presa il quadro della camera da letto, danzato in un ventilatore gigante), corpi con corazze e caschi negli scontri delle scene di massa (…).
Francesca Pedroni – Giudizio Universale, gennaio 2007
(…) Le coreografie di Bigonzetti (…) libere ma suggestive, allusive, chiare per chi conosceva bene il dramma shakespeariano e per chi non lo conosceva. Aiutato in questa impresa dalle scene di Fabrizio Plessi, semplicissime ma ricche di spunti immaginativi, in particolare nella bellissima scena conclusiva, in cui l’immagine di una cascata d’acqua esprime con estrema vivacità quella necessità di purificazione, di risanamento dalle colpe (…) questa rielaborazione si può definire senza dubbio intelligente e ricca di sensibilità. (…)
Paolo Turroni – La Voce di Romagna, 22 dicembre 2006
(…) La danza è emozionale con Bigonzetti, (…) la scena della camera da letto del suo Romeo and Juliet , brano dove il passo a due di forte erotismo si moltiplica, nella fanatsia, in molte coppie bagnate da una luce calda e avvolgente. (…)
Sergio Trombetta – Panorama, 8 febbraio 2007
(…) sulla scena si moltiplicano i Romei e le Giuliette, impegnati in vibranti passi a due o in emozionanti momenti d’insieme. Plessi non rinuncia alla sua (video) arte, famosa per gli assemblaggi affascinanti di proiezioni dedicate ai quattro elementi primordiali; magnifico risulta l’inizio con tre coppie di amanti che giacciono su sepolcri arsi dalle fiamme, o il finale quando i nostri eroi paiono risucchiati da un fiume di lava. (…)
Nicola Viesti – Corriere del Mezzogiorno, 2 febbraio 2007
(…) Come in tutte le attività umane, anche l’arte avanza se sostenuta da idee vere, non da piccole mode passeggere (…). Il caso del Romeo and Juliet di Bigonzetti (Aterballetto) deve farci riflettere: non è uno spettacolo semplice, ma molto articolato, ha un allestimento importante, non è sottocosto, eppure gira moltissimo, ha successo ed è anche ospitato agli Arcimboldi (…). Se questo balletto viaggia, vuol dire che c’è una buona organizzazione e che non manca la qualità. (…)
Mario Pasi – Danza&Danza, Marzo 2007
(…)Ci sono (…) bellissimi passi a due, erotici, plastici, muscolari, tra cui uno splendido, in bianco, tutto tondo, racchiuso in un enorme ventilatore. (…)
Elisa Guzzo Vaccarino – Il Giorno, 28 marzo 2007
(…) un percorso a ritroso della storia che abbandona ogni intento narrativo a favore di un ricco simbolismo, utilizzato per interpretare in profondità il sentimento dell’amore in tutte le sue declinazioni. (…)
Una danza di potente energia e grande fisicità, eseguita con sorprendente velocità, nelle sequenze corali, in alternanza a passi a due di intenso lirismo e phatos. Un susseguirsi di quadri la cui forte potenza espressiva è impreziosita dal magistrale uso delle luci (di Carlo Cerri) che plasmano, modellano i corpi dei ballerini quasi fossero statue. (…)
Cristina Targa – Il Gazzettino di Rovigo, 27 febbraio 2007
(…) Sarà la guida di un racconto violento, forte, ermetico. (…) un discorso essenziale, stilizzato (…) 90 minuti privi di una storia dichiarata. Che tuttavia c’è, ed è raccontata in flash back con gli stessi stacchi del balletto originale resi riconoscibili dalla musica. Senza quel filo conduttore si coglie il senso di lotta, di gioventù bruciata (…). E resta anche il senso dell’organizzazione mentale, della capacità di costruzione, della perizia tecnica e tecnologica degli artisti coinvolti. (…) la coreografia esalta la plasticità, insegue la geometria, organizza il discorso sviluppandolo in orizzontale. (…) I personaggi di Romeo e Giulietta sono dieci coppie intercambiabili, vestite e espresse nello stesso identico modo. (…) Questo Romeo and Juliet fatto di ferro e di nulla è una superba scultura astratta.
Elsa Airoldi – Il Giornale (Milano), 13 aprile 2007
(…)un balletto, magnificamente danzato, tra energiche scene collettive ed elaborati passi a due (…). Quadri che acquisiscono grande forza drammaturgica nonostante l’annullamento, o quasi, del racconto e l’assenza dei personaggi secondari, come ad esempio quello dell’acrobatico passo a due danzato all’interno di un ventilatore gigante che isola la coppia in un luogo segreto: o quello finale, non meno suggestivo con i due protagonisti che rinascono, nere silhouttes su sfondo rosso, in cima a due montagne geometriche.(…)
Domenico Rigotti – Avvenire, 01 aprile 2007