Aterballetto

Fondazione Nazionale della Danza

Repertorio

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Comoedia canto terzo - cor. Mauro Bigonzetti

Coreografia di MAURO BIGONZETTI
Drammaturgia: NICOLA LUSUARDI
Musiche: PETERIS VASKS, JOHANN SEBASTIAN BACH
Scene e costumi: CLAUDIO PARMIGGIANI
Luci: CARLO CERRI

Consulenza musicale: PARIDE BONETTA

Coincide simbolicamente con il nuovo Millennio e con i vent’anni di vita di Aterballetto la tappa conclusiva di questo progetto triennale di ricerca coreografica ispirato alla Divina Commedia di Dante Alighieri, al suo viaggio allegorico e mistico attraverso tre luoghi che diventano stati umani, rispettando ma amplificando il riferimento testuale attraverso un viaggio coreografico, figurativo e musicale.
Come si fa a raccontare con la danza, con il linguaggio del corpo, un luogo - il Paradiso - che non è un luogo, in cui il corpo non è corporeo, non ha fisicità nè consistenza, in cui il tempo è eternità e in cui non c’è materia se non luce, e questa luce - l’inondazione di luce - non è quella della nostra esperienza? Niente di ciò che è descritto nella terza cantica è terreno, tutto è extraumano (i luoghi, le persone, le situazioni), è riflessione filosofica, scientifica, teologica, dottrinale.
Però il Paradiso di Dante è anche, e soprattutto, il viaggio di un uomo, la sua esperienza, con i limiti della propria fisicità ed umanità, con i suoi dubbi e il suo travaglio, le tappe di un processo conoscitivo, la spinta a raggiungere la verità, la consapevolezza acquisita dell’ordine dell’universo e la coscienza di partecipare al ritmo vitale impresso da Dio in ogni creatura.
Ecco allora come il corpo, limite e sede dell’essere umano, può esprimere e percorrere questo viaggio, un training, attraverso cui passa ogni esperienza e in cui si compie un rito.
Un corpo che soffre la passione (quella di Cristo che con il suo sacrificio apre agli uomini le porte del paradiso), un corpo che sperimentando raccoglimento, combattività, sapienza e giustizia giunge alla coscienza del sè e del rapporto con l’altro fino a stemperarsi nella coralità, dove l’uno si dissolve e partecipa al ritmo, all’armonia, alla perfetta geometria dell’universo.

Mauro Bigonzetti

Qual’è colui che sognando vede, / che dopo il sogno la passione impressa / rimane, e l’altro a la mente non riede, / cotal son io, chè quasi tutta cessa / mia visione, e ancor mi distilla / nel core il dolce che nacque da essa.
PD, XXXIII, 58 - 63

Collaborazione alla produzione: Fondazione Umbria Spettacolo Regione Umbria

Prima Rappresentazione:
Perugia, Teatro Morlacchi
22 gennaio 2000