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DANCEHAUSPIù / CZD / ATERBALLETTO

 

I Wandered Lonely As A Cloud_X2_”O”

Una serata che mette in risalto le peculiari cifre distintive dei tre Centri di Produzione della Danza italiani. Apre la serata DanceHaus Company / DanceHauspiù di Milano con I Wandered Lonely As A Cloud del coreografo Matteo Bittante: i versi del poeta inglese Wordsworth fanno da sfondo al rito bucolico ed errabondo dei tre danzatori in cui la forza vitale e la quiete idilliaca della natura si contrappongono ai turbamenti e alla confusione della città. Scenario Pubblico/Compagnia Zappalà Danza di Catania presenta in prima nazionale x2, atto d’amore artistico che Roberto Zappalà vuole dedicare al grande compositore Johann Sebastian Bach. Chiude la serata la Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto di Reggio Emilia con “O”: Philippe Kratz e Ivana Mastroviti si muovono verso il ritmo infinito dei loro cuori inarrestabili in una coreografia entrata da poco nel repertorio della compagnia, ma già molto applaudita in molti teatri.

 

Coreografia Matteo Bittante
Musiche autori vari
Interpreti Fabio Calvisi, Alice Carrino, Giovanni Leone
Produzione DanceHaus Company / DanceHauspiù

“Vagavo solitario come una nuvola” è l’incipit di una delle poesie più famose del romanticismo inglese scritta all’inizio dell’Ottocento da William Wordsworth. In questa nuova creazione del coreografo Matteo Bittante, co-direttore e artista residente del Centro Nazionale di Produzione della danza, DANCEHAUSpiù, i versi del poeta fanno da sfondo al rito bucolico ed errabondo dei tre danzatori in cui la forza vitale e la quiete idilliaca della natura si contrappongono ai turbamenti e alla confusione della città. Nella poesia, come nello spettacolo, i veri protagonisti non sono però gli uomini ma gli elementi della natura come il lago, i narcisi o le nuvole con cui i corpi dei danzatori tentano una possibile metamorfosi.

Note del coreografo
Ho vissuto la mia fanciullezza su una collina, in mezzo alla natura, correndo da un prato all’altro; arrampicandomi sugli alberi, ero sempre in un contatto costante, quasi simbiotico con Lei.
Sin dall’antichità la campagna, e la vita rurale sono servite come fonte di ispirazione a molti artisti.
Un luogo idilliaco di evasione, un rifugio dai negozi della vita, un tempo per l’esplorazione del sé.
Un paesaggio dell’anima, oggi da difendere e proteggere contro le ideologie di un’epoca che contaminano e desertificano la Madre Terra.

Matteo Bittante

Prima nazionale

Coreografia Roberto Zappalà
Musica Johann Sebastian Bach
Danzatori Maud de la Purification, Roberto Provenzano
Costumi e luci Roberto Zappalà
Realizzazione costumi Debora Privitera
Direttore tecnico Sammy Torrisi
Produzione Scenario Pubblico / Compagnia Zappalà Danza

Inizia con questo breve episodio l’atto d’amore artistico che Roberto Zappalà vuole dedicare al grande compositore Johann Sebastian Bach. Nessun tipo di drammaturgia, nessun tipo di ragionamento intellettuale, soltanto una stretta relazione tra musica e danza. D’altronde Zappalà ha fatto proprio il pensiero di Charles Baudelaire: “Glorificare il culto dell’immagine e dell’estetica è il mio obiettivo ancor prima che il significato”.

La creazione rappresenta una delle fasi di un percorso articolato in tre diversi momenti/episodi : x2, x4, che sono anche i rispettivi numeri di danzatori in scena, mentre, il terzo episodio sarà una creazione per l’intera Compagnia e vedrà il suo debutto nell’autunno 2020. Il progetto finale prenderà spunto dalle diverse versioni che sono state realizzate e “rifatte” nel tempo.

Coreografia Philippe Kratz
Musica Mark Pritchard e The Field
Costumi Francesca Messori
Luci Carlo Cerri
Interpreti Philippe Kratz e Ivana Mastroviti
Produzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto

Primo premio al 32° Concorso Coreografico di Hannover – giugno 2018
Philippe Kratz è membro di stARTacademy della Bayer Arts & Culture.

L’idea alla base di “O” è l’eternità e come raggiungerla è l’obiettivo finale dell’umanità. Come per esempio nell’estate del 2017 a Hong Kong, quando per la prima volta due robot umanoidi hanno interagito l’un con l’altro. È diventato chiaro a tutti che un futuro, in cui l’intera conoscenza umana viene trasmessa da materiale inorganico comunicante, è a portata di mano.

“O” può essere visto come due esseri umani o due robot che celebrano questo avvenimento in uno stato di trascendenza e realizzazione emotiva, in cui entrambi si muovono insieme al ritmo infinito dei loro cuori inarrestabili. Oppure, come il computer dell’astronave Hal nel film di Stanley Kubrick “2001: Odissea nello spazio” quando dice in modo illusorio: “So di aver preso alcune decisioni molto scarse di recente, ma posso darti la mia completa assicurazione che il mio lavoro tornerà alla normalità. Ho ancora il massimo entusiasmo e fiducia nella missione. E voglio aiutarti.”