Caricamento Eventi

Nuovo Balletto di Toscana

Pulcinella

Coreografia Arianna Benedetti
Musica Igor Stravinskij e Giovanni Battista Pergolesi
Consulente musicale Francesco Novelli
Nuova drammaturgia Andrea Di Bari
Costumi Santi Rinciari
Luci Carlo Cerri
Interpreti Lisa Cadeddu, Francesca Capurso, Matilde Di Ciolo, Roberto Doveri, Veronica Galdo, Angelica Mattiazzi, Aisha Narcisco, Niccolò Poggini, Paolo Rizzo, Enrica Sabella, Alessandro Torresin
Direttore Compagnia Cristina Bozzolini

 

 

Arianna, Pulcinella e Stravinskij
La connotazione musicale di Pulcinella – Stravinskij che negli anni Venti del Novecento rilegge, attraverso suoi inediti, il compositore del Settecento italiano Giovan Battista Pergolesi – ammanta questo titolo di una patina di storia. E sembra fissarlo, appunto, in un determinato momento del teatro coreografico diaghileviano – quando il leggendario impresario, ispirato dalla bella Italia iniziò a ripensarne canoni poetici e musicali attraverso i suoi fidati compositori (oltre a Stravinskij, Respighi e Tomasini) e il coreografo del periodo, Leonide Massine, venne chiamato a rileggere canovacci della Commedia dell’Arte e a trarre materia drammaturgica per le sue ‘azioni danzanti’.
Tuttavia nel corso del tempo il titolo è stato più volte reinterpretato da coreografi di gusto, cultura, formazioni e concezioni estetiche diverse. A spingerli più che l’intreccio narrativo è stato il dinamismo stravinskijano che ridà vigore e vitalità alla grazia talvolta malinconica delle melodie pergolesiane. La parola dinamismo non è detta a caso. Sollecita l’idea di velocità, scarti di energie e ritmo, evoluzioni nello spazio. In una parola la danza, tout court. Non a caso molti sono anche i coreografi di linguaggio non classico e lontani dalle regole del balletto narrativo hanno subìto il fascino di Pulcinella.

 

 

Nella storia del Balletto di Toscana, per esempio, già Virgilio Sieni, nel 1990, coreografò un’inattesa e felice versione del titolo affidandosi soltanto alla musica e traducendola in gesti e rimandi esotici – alludendo solo simbolicamente all’origine orientale e mistica che si intravede in questa ‘maschera’ ambigua e duale.
Ora tocca ad Arianna Benedetti, che in quanto coreografa nata con lo studio e l’elaborazione delle danze vernacolari (hiphop e break-dance in tutte le declinazioni) e poi maturata nella ricerca coreografica di matrice contemporanea, si affida con una sensibilità da ‘neofita’ all’importante incontro con Stravinskij.
Se l’essenza fortemente umana dell’eponimo Pulcinella spinge l’autrice a trovarne assonanze nella propria sensibilità, e percepirne risonanze nella comune condizione umana, alimentata da dolori e gioie, soprusi e ribellioni, tenerezze e dispetti, questi stessi stati d’animo e umori diventano i variegati mood di una danza estremamente esigente e appunto dinamica. Una danza, che appare ricca guizzante e articolata e che, nell’alludere a fatti della vita, sembra principalmente trovare la sua ragione d’essere dall’affrontare brillantemente le sfide lanciate proprio dalla musica. Certo c’è l’outsider, ora uomo, ora donna (perchè siamo tutti dei Pulcinella, no?), che si contrappone alle convenzioni di un mondo incasellato e coercizzato – come ci suggerisce anche la struttura cubica da cui i danzatori entrano ed escono compatti. Certo c’è lo sberleffo, l’ironia con cui si stemperano l’amarezza e l’umiliazione e c’è l’eterna lotta tra arroganti e sottomessi e, naturalmente, tra uomini e donne: in una parola tutto l’ambiguo gioco delle parti dell’eterna commedia umana.

Ma soprattutto c’è una logica coreografica che si mette a confronto con la sardonica, effervescente sonorità di Stravinskij, con la giustapposizione dei ritmi e dei timbri con cui il compositore russo reinventa il settecento e lo rende moderno. In queste tonalità, negli accenti acuti, nelle nenie cullanti, nella luminosa orchestrazione inventata da Stravinskij Benedetti trova infatti il vero viatico per il suo Pulcinella, dando sfogo ad un flusso inarrestabile di movimento, fantasioso e spettacolare, energetico ed espressivo, che esalta la bravura dei suoi interpreti e da loro ne esce ulteriormente valorizzato.

Silvia Poletti