Feeling Good

Feeling Good2020-02-11T12:58:14+01:00
Creazione per un danzatore abile e un danzatore disabile

Un cerchio, un quadrato e, al centro, un’emblematica figura d’uomo.

Questi sono i punti di partenza di Feeling Good, un duetto sull’abilità di “essere” e di “sentire”, una abilità della danza contemporanea che non regna in una forma canonica di perfezione, ma che trova il suo “stare” nell’accettazione di se stessi, della propria forza e fragilità che non viene dettata da una forma simmetrica del pensare, ma che guarda alla diversità di ogni essere umano in modo asimmetrico, poiché solo la diversità può distruggere una idea di bellezza “canonica”, che nessuno può compiacere poiché non può esistere un modello universale di “bello”.

CREAZIONE PER UN DANZATORE ABILE E UN DANZATORE DISABILE

Coreografia Diego Tortelli
Danzatori Cristian Cucco, Aristide Rontini
Musica AAVV
Luci Carlo Cerri
Video graphic design Michele Innocente

Durata 15’

Una coproduzione Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto (I) e Oriente Occidente Dance Festival (I)
All’interno di EBA Europe Beyond Access, cofinanziato dal Programma Europa Creativa dell’Unione Europea

       

Feeling Good è presentato nella serata Mixed Doubles, insieme ad altri tre duetti prodotti da Onassis Cultural Centre (GR), Holland Dance Festival (NL), Skånes Dansteater (SE).

Prime rappresentazioni
6, 7, 8 febbraio 2020, Holland Dance Festival, The Hague (NL)

Tour
16 luglio 2020, Kalamata Festival, Onassis Cultural Centre, Atene (GR)
11 settembre 2020, Festival Oriente Occidente, Rovereto (I)
18 – 19 novembre 2020, Skånes Dansteater, Malmö (SE)

Feeling Good è all’interno del progetto della Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto “Danza e Fragilità”, sostenuto da Gruppo Credem in collaborazione con Reggio Emilia Città senza Barriere e Consorzio Oscar Romero.

     

Un cerchio, un quadrato e, al centro, un’emblematica figura d’uomo.
Chi non conosce questo straordinario disegno delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, noto come L’uomo vitruviano, di Leonardo da Vinci?
Leonardo inserisce l’uomo esattamente al centro di un quadrato. Le gambe, poste in posizione verticale, la sommità della testa e le braccia, aperte a 90° rispetto al busto, toccano i lati di questa figura geometrica. Il corpo, se estrapolato dal contesto delle altre membra disegnate e del cerchio, sembra essere in posizione statica e stabile.

Dalle antiche civiltà precristiane, sino a tutto il Medioevo e al Rinascimento, il quadrato viene inteso come simbolo geometrico che esprime il desiderio di orizzontarsi in un mondo che appare caotico, mediante l’introduzione di direzioni coordinate.
La quadratura comporta un principio d’ordine che sembra essere innato nell’uomo e che, in un sistema dualistico, si contrappone al cerchio, che rappresenta potenze celesti.
La leggendaria quadratura del cerchio (propriamente la trasformazione di un cerchio in un quadrato di eguale superficie, mediante procedimenti geometrici) simboleggia il desiderio di ricondurre l’elemento “celeste” e quello “terrestre” a una ideale concordanza.
Ma se il quadrato, per sua natura, esprime la stabilità e la definibilità, all’opposto il cerchio o ruota, costituito da infiniti punti, suggerisce l’idea di moto e di indefinibilità.

Ciò che ho notato estremamente interessante è che le Nazioni Unite hanno recentemente commissionato al Dipartimento di Informazione Pubblica un nuovo simbolo dell’Accessibilità denominato “Logo dell’Accessibilità”.
Il logo proposto simboleggia una “figura umana” stilizzata (in movimento e non statica sul computer) “universale a braccia aperte” inclusa e collegata a un cerchio “per rappresentare l’armonia tra gli esseri umani nella società”.

Il cerchio non costringe al suo interno la persona umana “simmetrica” ma la collega nella sua area “per rappresentare l’armonia tra gli esseri umani nella società” racchiudendo e simboleggiando invece la “portata globale di questo logo”. Quello che esprime la “figura umana” è la sua universalità e “a braccia aperte simboleggia l’inclusione per le persone di “tutte le abilità”, in tutto il mondo”. Le braccia aperte presumibilmente significano l’accoglienza e che l’intento delle Nazioni Unite è quello di un logo omnicomprensivo.
I riferimenti all’uomo vitruviano sono evidenti e visibili e questo può portare a critiche e polemiche, ma se semplicemente non ci soffermiamo sull’immagine stessa e ciò che l’occhio può osservare, ma semplicemente alla sua poetica e significato troviamo il desiderio di un corpo che sperimenta connettendo con se stesso e il suo d’intorno, sia su un piano razionale che emotivo. Allora forse il cerchio porta con sé un senso di moto costante, di accettazione, comprensione e cambiamento ed il quadrato diventa quella superficie che possiamo distruggere, cambiare, modificare.

Questi sono i punti di partenza di Feeling Good, un duetto sull’abilità di “essere” e di “sentire”, una abilità della danza contemporanea che non regna in una forma canonica di perfezione, ma che trova il suo “stare” nell’accettazione di se stessi, della propria forza e fragilità che non viene dettata da una forma simmetrica del pensare, ma che guarda alla diversità di ogni essere umano in modo asimmetrico, poiché solo la diversità può distruggere una idea di bellezza “canonica”, che nessuno può compiacere poiché non può esistere un modello universale di “bello”.

Diego Tortelli
Coreografo

Feeling Good è la tappa principale di un percorso biennale, sostenuto da Gruppo Credem con la partecipazione del progetto Reggio Emilia Città senza Barriere e Consorzio Oscar Romero/La Polveriera, dedicato alla ricerca di modelli nuovi e aperti di virtuosismo coreografico. Sviluppando attività dirette ad affermare non solo una visione più ricca ed articolata delle potenzialità della condizione di disabilità in campo espressivo, ma anche a facilitarne il diritto (per coloro che sono a questo vocati) di trovare occasioni per creare.

Su questo tema abbiamo dato spazio a incontri pubblici e convegni, partecipato a reti nazionali e internazionali, e ospitato spettacoli, tenendo sempre al centro il parametro della qualità artistica e della produzione di opere coreografiche.
E  abbiamo avuto la fortuna di poterci affiancare Diego Tortelli, coreografo residente della Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto, impegnato a Reggio Emilia a 360° in una ricerca che lo porta a lavorare con la compagnia, ad occuparsi di creazioni site-specific di vario genere, e in particolare ad esplorare il tema del virtuosismo in un’accezione ampia. Sempre improntata alla valorizzazione estetica, ma allontanandosi da canoni conservativi. Ed un’occasione importante si è profilata grazie alla proposta di Lanfranco Cis e del Festival Oriente Occidente di Rovereto, da anni in prima fila nella riflessione su Arte e Disabilità. Nell’ambito di EBA Europe Beyond Access, progetto cofinanziato dal Programma Europa Creativa dell’Unione Europea, condiviso con i partner Onassis Cultural Centre (GR), Holland Dance Festival (NL), Skånes Dansteater (SE), la Fondazione Nazionale della Danza di Reggio Emilia partecipa come partner artistico. E il risultato è il duetto Feeling Good, presentato in tournée insieme a 3 creazioni “gemelle”, concepite nei Paesi Bassi, in Grecia e in Svezia, con la collaborazione del British Council.

Tortelli crea partendo da nozioni spaziali e riferimenti estetici sempre precisi, declinando un linguaggio originale e fluido, che lo mette a proprio agio in contesti completamente diversi gli uni dagli altri. La sua sfida è iniziata un anno fa, lavorando con un danzatore della compagnia e lo schermidore paralimpico Emanuele Lambertini, e tracciando un dialogo improntato ad una ritualità convergente tra mondo della danza e della scherma. E ora arriviamo ad una vera e propria creazione per palcoscenico, che siamo orgogliosi possa nascere a Reggio Emilia, città importante per la danza, ma anche per il superamento delle barriere: fisiche, culturali, espressive.

Gigi Cristoforetti
Direttore Generale e della Programmazione – Fondazione Nazionale della Danza / Aterballetto

All’inizio è stato Pippo Delbono. Era il 2012 e i corpi “diversi” avevano destato interesse proprio grazie al lavoro dell’artista, a cui abbiamo dedicato quell’anno un focus dal titolo “Visioni del corpo”.
Poi l’incontro folgorante con la compagnia inglese Candoco, ospitata per la prima volta a Oriente Occidente nel 2014 e poi nuovamente nel 2017, ci ha permesso di interrogarci per la prima volta sui confini del linguaggio e dell’interpretazione.
La curiosità per la bellezza, per le estetiche e le pratiche del contemporaneo ci hanno spinto ad approfondire la ricerca, provando ad espandere la nostra visione e ad allenare noi stessi e il pubblico a uno sguardo nuovo.

I miei occhi sono pronti a vedere? Ad accogliere la diversità e a leggerla andando oltre? Sono pronto ad un’esperienza performativa che impone lo sradicamento di costrutti sociali in cui sono stato immerso da sempre? Sono pronto a togliere dal mio occhio il pietismo e il compatimento? Guardo l’artista?

Troppe volte abbiamo sentito ripetere “insegnare la danza ai disabili”; Feeling Good nasce invece dalla convinzione che corpi non convenzionali possano aprire e vivificare la ricerca coreografica. L’esplorazione condotta dagli artisti con disabilità ci porta in nuovi mondi, ci porta oltre il corpo fisico, ci impone di lavorare sui limiti, di soverchiarli, di espandere lo spettro, impone la creazione di nuovi vocabolari, parlati e di movimento. Mostra i nostri limiti, le nostre mancanze ma anche i vuoti da colmare e le praterie da conquistare. La diversità è motore della creatività.

Lanfranco Cis
Direttore Artistico – Oriente Occidente Dance Festival

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